Cosa serve per fare il critico gastronomico?
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Oggi mi sono trovato a commentare un articolo di
. Mi è venuto da ridere perchè ho pensato cosa servisse per diventare critico gastronomico. La prima cosa che mi è venuta in mente è il peccato di gola. Serve l’amore per il cibo, quindi si suppone che si sia cresciuti con sapori regionali, familiari e non con merendine o fast food. Quindi il critico gastronomico ama il cibo, e per questo lo critica. Ha un senso. Il critico gastronomico però deve anche saper scrivere, anche se è dura cercare di descrivere una sensazione PERSONALE. Alla Coca Cola questa cosa la sanno bene dato che capita nei test
che le persone preferiscano o scambino altre bevande “simili” alla Coca. Per sollevare il critico da questa spada di Damocle si ricorre alle stelle/forchette/bottiglie. Semplice no? Il lettore dovrà intendere in base al numero di figure presenti in classifica la qualità e la bontà del piatto/locale/vino. MA…
Ma non dimentichiamoci per chi scrivono i critici. I critici scrivono per persone che non hanno una cultura culinaria formata, ma limitata a qualche decina di locali e di piatti, in particolare quelli che piu’ risultano FAMILIARI.
Mi piacerebbe vedere quanti critici sarebbero in grado di ripetere le loro valutazioni in un doppio cieco. Certo, non si avrebbe un Tavernello al pari di un Barolo, ma i valori sarebbero stravolti.
Sono pronto a scommeterci.
E poi non vi siete mai chiesti perchè i critici gastronomici vengano dipinti come ne “Il Caimano” (morte atroce) in Ratatouille o negli sketch di Antonio Albanese?
Aloha
