Un internauta ha bisogno di un interporto e di un interbagnino.
22/05/08
Sanità, Chip Rfid, Sangue, Fondazione Daje e tanto altro ancora...
Aloha!
Vi propongo un piccolo quiz, sapete che cos'e' il chip Rfid? Se la risposta è no, state tranquilli, non siete i soli. Ma se siete dipendenti della pubblica amministrazione forse tanto tranquilli non dovreste essere perchè a quanto pare questo chip a radio frequenza usato negli esercizi commerciali per identificare e controllare gli oggetti in vendita e in veterinaria per gli animali, sarà usato per "monitorare" (controllare) i dipendenti della Pubblica Amministrazione.
Suona molto da "1984" di Orwell vero? Se non è un'altro passo verso il vero Grande Fratello allora sono solo un altro paranoico trai tanti. (A parte che mi opporrò finchè campo al trapianto di un chip sotto pelle).
Rimamendo nell'ambito P.A. vi racconto che mi è successo quando sono andato a farmi prelevare il sangue al Policlinico di Modena. Innanzitutto parcheggiare nei pressi del Policlinico è un incubo, però stanno costruendo un altro parcheggio, certo è che se la viabilità fosse meno incasinata uno non girerebbe per mezza Modena.
Parcheggio e vengo indirizzato verso il Poliambulatorio. Al primo piano c'e' abbastanza casino, un viavai di gente, mi guardo intorno e vedo gli sportelli per l'accettazione. C'e' uno di quei distributori di numeri da coda da banco carni al supermercato ma mi dicono che non serve. Così eccomi davanti a una signora avanti con gli anni che prende la mia prescrizione e legge quali esami devo fare.
Mi chiede nome e cognome. Poi mi chiede se mi sono mai curato in quell'ospedale e le dico di no. Mi chiede la data di nascita. Da questo momento inizia il dramma: mi accorgo che digita con lentezza da bradipo usando solo il polpastrello dell'indice della mano destra. Con la sinistra tiene in mano la mia prescrizione. E' lenta, lentissima, viene distratta da una collega e mi richiede la data di nascita. A metà me la chiede per la terza volta. Sento la fila dietro di me borbottare. Perentoria mi dice: "Ma lei non si è mai curato qui da noi." Prova per 5 volte a inserire il mio nome e cognome, alla fine le si avvicina una giovane collega e le chiede "E' un nuovo paziente, hai premuto F5?" "Certo che l'ho premuto!" (Bugia) "L'ho premuto più volte!". Lo preme finalmente per la prima volta e mi inserisce nel database, poi alza lo sguardo sopra la mia spalla e informa quelli dietro di me che "sono le 9:30 dopo questo signore chiudiamo". La coda si incazza e rumoreggia, io vorrei sparire sento che mi stanno levando anni di vita a suon di maledizioni.
Non mi prelevavano il sangue da 8 anni, ancora ricordo la sensazione del sangue estratto con la siringa, pessima sensazione. Arrivo e mi fanno sedere, sono impacciato perchè ho 25 anni e perchè ammetto che non mi sottraggono sangue da molto tempo e che non vado pazzo per la vista dello stesso. Le due donne si guardano e sorridono, io mi giro verso la finestra e fisso un albero in fiore. Braccio sx, non si trova la vena. Braccio dx, la vena si trova, sento la puntura ma non "l'aspirazione". Mi giro e capisco: mi hanno messo un qualcosa che non succhia, sono io che sparo con la pressione il sangue fuori. Geniale. Comunque non guardo mentre riempiono 3 fialette. Devo informarmi, se la procedura è simile potrei iniziare a donare il sangue anch'io.
Quando sono andato a prendere i risultati ho incrociato un ragazzo di colore all'uscita. Mi ha approcciato con un biglietto in cui c'era scritto che era del Kenya e non parlava italiano. Così ci siamo messi a parlare in inglese. Mi ha detto di aver fame così l'ho accompagnato in centro per comprargli qualcosa da mangiare. Nel frattempo mi ha detto di chiamarsi Marvin, di essere scappato dal suo villaggio a causa della guerra e degli scontri tra musulmani e cristiani e che il suo passaporto era scaduto da 12 giorni. Mi ha detto di avere 27 anni e che aveva incrociato anche altre persone che volevano aiutarlo ma che non lo capivano perchè non parlavano ingelse. Il biglietto mi ha detto, glielo aveva scritto un insegnante. Mi ha raccontato di essere arrivato in Italia in aereo grazie a un'organizzazione cristiana. Dopo aver comprato da mangiare gli ho procurato una mappa di Modena dal punto informazioni in Piazza Grande e mi sono fatto seguire in università. L'ho convinto (almeno credo) che fosse necessario per lui cercare di raggiungere la sua ambasciata a Roma e cercare di ottenere il rinnovo del passaporto o lo status di rifugiato. Gli ho scritto un foglio in Italiano in cui spiegavo la sua situazione, il suo parlare unicamente inglese e il bisogno di raggiungere Roma con l'indirizzo e il numero di telefono dell'ambasciata.
Non so se si chiamasse davvero Marvin, se venisse davvero dal Kenya, se avesse davvero 27 anni. Ma mi sono fidato lo stesso perchè sto studiando per diventare mediatore culturale e credo che questo sia il miglior tipo di mediazione che una persona possa fare.
Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto, quello che so è che mi ha spiegato il significato delle cicatrici facciali (che io reputavo un marchio di appartenenza a un'organizzazione criminale) comuni a diversi abitanti dell'Africa centrale e subsahariana. Queste cicatrici vengono fatte per riconoscere un membro della comunità quando ancora è piccolo, a Marvin le avevano fatte quando aveva 6 mesi e adesso avrebbe preferito non averle perchè non gli piacevano.
Penso che fosse una buona persona perchè quando mi sono alzato in università, con in mano la penna che mi aveva prestato la mia vicina di Pc, lui me l'ha fatto notare in modo che potessi restituirla.
Perchè ho aiutato Marvin? Beh, perchè se fossi stato Marvin avrei avuto bisogno di uno come me.
Passiamo ad altro:
Anche io sostengo il progetto per la Fondazione Daje nata dalla mente di uno dei lettori di Zoro.